laboratorio di progettazione coordinata e integrata

2012 – Terlizzi, KO CO2

2012 – Terlizzi, KO CO2

Dalla partenership fra il Laterificio Pugliese spa, industria leader nell’innovazione edilizia e nella ricerca di componenti ecostenibili, la regione Puglia, amministrazione particolarmente attenta a politiche energetiche innovative basate sulle rinnovabili e il comune di Terlizzi, piccolo centro di circa 27.000 abitanti nella zona nord-ovest dell’area metropolitana di Bari a 10 km dal mare, 15 minuti dall’aeroporto e 30 dal teatro Petruzzelli; nel 2007 nasce il progetto preliminare di un piano integrato di rigenerazione urbana. Definito negli aspetti attuativi nel 2010, è relativo ad un insediamento industriale, il Laterificio Pugliese appunto, dismesso ai margini del centro consolidato di Terlizzi.

Un’ampia zona, 18 ha la sua estensione, occupata per 2/3 dallo stabilimento produttivo e isolata dall’urbano per la presenza di una linea ferrata a carattere regionale. Restituita alla collettività diviene occasione per un intervento i cui contenuti si basano su principi di sostenibilità ambientale, ecologica, tecnologico-costruttiva e sociale. Veicolato da un forte senso di responsabilità nei confronti delle trasformazioni indotte sull’habitat e paesaggio è, infatti, insita in esso una concezione di sviluppo compatibile che in accordo alle specificità locali – economiche ma anche storico-culturali – concretizzi nuovi modelli abitati capaci di affrontare la complessità del contemporaneo.
Ecco quindi che ridurre consumo di suolo, esigenze di mobilità, necessità energetiche ed emissione di agenti inquinanti; utilizzare risorse locali; ridimensionare i bisogni; incoraggiare stili di vita sostenibili divengono le linee guida ineludibili su cui fin da subito si fonda la proposta. Scelta prioritaria in tale ottica è l’annullamento della barriera costituita dalla linea ferrata, superata da una piazza al di sotto della quale vi è una stazione con parcheggi pubblici e fermate dell’autobus. Nello scavalcare il tracciato ferroviario con l’adiacente strada intercetta due percorsi ciclopedonali – dalla prosecuzione di via Paù e dalla via Piscina Nuova – che dal centro antico verso sud si articolano in diversi tratti fino a giungere all’area dell’intervento. La nuova rete di collegamenti determina, così, una connessione più agevole fra parti slegate della città con cerniera spaziale la piazza/stazione definita da una copertura con archi binati ribassati richiamanti la copertura del Laterificio demolito.

Ad essa a nord in immediato contatto con il tessuto storico si addossa un mercato coperto mentre a sud della ferrovia, da cui è schermato da una parete curva fotovoltaica, un parco urbano di oltre 3 ha con corridoi ecologici di più ampia scala media il rapporto con l’insediamento residenziale, caratterizzandosi per le presenze di un biolago e di una torre di uffici, landmark memore dell’antiche torri dell’orologio presenti nel territorio. Una nuova centralità definisce, pertanto, il passaggio fra centro storico e quartiere previsto, un nodo spaziale di attrezzature e servizi dall’alto valore urbano condensatore e al pari generatore di azioni, movimenti, integrazioni. Del tutto pedonalizzato con parcheggi previsti ad una quota interrata serviti da rampe collocate in punti strategici, ad esso si attesta il tessuto residenziale con unità duplex di altezza varia, cromaticamente differenziate e adattabili ad esigenze variabili nel corso del tempo.

Tipologicamente è risolto da aggregazioni a clusters con corti orientate a sud e in parte schermate da giardini verticali per una maggiore efficienza energetica e migliore comfort ambientale, in cui sono predisposte delle serre individuali. “Intime” enclave ambivalenti per usi multipli e misti, nel prolungare lo spazio interno delle residenze fuori secondo una relazione biunivoca, inoltre, definiscono ambiti relazionali in cui gli abitanti, e soprattutto i bambini, possono esprimersi, agevolano il confronto, spingono alla partecipazione stimolando il senso comunitario ed identitario. Il non costruito, variamente articolato anche con sistemazioni a verde, così, costruendo una continuità topologica, spaziale, funzionale, connettiva diviene elemento aggiunto, qualità architettonica sedimentata, esperienza vissuta e non spazio di risulta.

E ciò, d’altronde, è valido per tutta l’area d’intervento. In un mix funzionale dato dalla presenza di laboratori, uffici, residenze, attrezzature e servizi (oltre la stazione e il mercato l’asilo/fattoria didattica a sud e la chiesa ad est) infatti, gli edifici, presenze materiali dalle differenti forme, assumono valore reintegrandosi spazialmente nel senso unitario dei vuoti, dei giardini, dei percorsi, degli specchi d’acqua, in tutte quelle relazioni immateriali che entrano nel progetto alle varie scale indirizzandone ancor più le valenza verso una concezione sostenibile del fare architettonico in tutte le sue componenti.

Rilevante è la scelta di impiegare materiali costruttivi riciclati, naturali, a bassa emissione inquinante integrati ad una logica complessiva dell’approvvigionamento e gestione delle risorse (riciclo dell’acque piovane, sistemi integrati di produzione di energia elettrica, corretta politica nella gestione dei rifiuti, uso sapiente della vegetazione ecc.) virtuosa e pluriorientata. Lo dimostra, anche, l’inserimento di una grande duna, modellato del terreno con materiali di scarto, che nel costituire a sud un ostacolo al “rischio idraulico” della zona trasforma un evidente criticità dell’area in forza trainante divenendo segno paesaggistico e punto di vista panoramico con un percorso ciclopedonale sulla sua sommità.