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1981 – Napoli, Ricomposizione urbana (PPE) a Piscinola/Marianella

1981 – Napoli, Ricomposizione urbana (PPE) a Piscinola/Marianella

 

Su incarico del Consorzio Novocen concessionario del Comune di Napoli, il tragico evento del sisma del 1981 è occasione per riformulare due vecchi casali, ex comuni autonomi del capoluogo campano nella periferia nord adiacenti la 167 di Secondigliano, con interventi di ristrutturazione, restauro, sostituzione e nuova edificazione per un totale di 996 alloggi con relative attrezzature e infrastrutture. Redatto il progetto generale i lavori si avviano un anno dopo sviluppandosi per comparti successivi fino a concludersi a metà degli anni novanta. Un tempo lungo nel quale difficoltà dovute alla complessità intrinseca del progetto destrutturato in più interventi di natura diversa si intrecciano alla particolare dialettica, con un duplice livello di discussione, nata con il committente distinto in due entità di tipo privato – il consorzio formato da imprese eterogenee- e pubblico – il Commissario Straordinario di Governo.

Obiettivo prioritario della proposta è quello di definire nuove centralità urbane nel quartiere in connessione con una visione più generale che implica scale di intervento differenziate, in cui la marginalità della zona venga superata a favore di un’organica relazione con il resto della città. In tale ottica la strategia di trasformazione si concretizza in alcune determinate scelte che profondamente sottendono le singole soluzioni architettoniche: – definizione a grande scala di un sistema di griglie (reticoli ordinatori) atte a indirizzare, nel relazionarsi al costruito incrementandone la specificità spaziali, forme e segni architettonici in un continuum interrelato; – introduzione di elementi di collegamento con la realtà territoriale quali le stazioni intermodale – metropolitana, ferroviaria e di linee di autobus – a nord di Piscinola e metropolitana a ovest di Marianella; nodi della mobilità urbana e al tempo stesso segni di riferimento nella definizione della zona d’intervento; – nella dimensione permeabile del costruito incremento della valenza dei vuoti, spazi di integrazione sociale e mediazione spaziale fra interno ed esterno «proposti nelle loro condizioni geometriche, altimetriche e spaziali costituiscono l’infrastruttura primaria che coordina ed organizza i diversi edifici»; – vasta pedonalizzazione nettamente separata dal traffico veicolare definita in una rete polidirezionata di percorsi che innerva, diramandosi anche in passerelle aeree, tutta l’area integrando funzioni differenti; – introduzione di assi attrezzati, dorsali che, snodandosi, fra preesistenze e nuove costruzioni dinamizzano la nuova configurazione; – definizione di centri di alta concentrazione sociale quali cardini di condensazione, spazi civici su cui incrementare il senso di partecipazione e appartenenza.

In sostanza si vuole definire una qualità ambientale diffusa basata sul rifiuto della rigida logica della suddivisione della città in zone monofunzionali a favore di una compenetrazione di variegate attività per una città viva e pulsante di energia vitale. E in tutto ciò significato precipuo assume lo snodo centrale in posizione intermedia fra Piscinola e Marianella sull’asse viario esistente – via Nuova dietro la Vigna – centro civico dove si concentrano attività a livello superiore di carattere amministrativo, sportivo, gestionale e assistenziale. Con esso altra centralità è costituita dalla spina attrezzata di Marianella imperniata su una sequenza di tre piazze in diretto rapporto con il parco di cui la centrale triangolare «più elevata e connessa pedonalmente alle precedenti è punto di convergenza e di intersezione delle spine di attrezzature a scala pedonale che organizzano i nuovi tessuti edilizi a nord, a sud e ad est». E ancora a Piscinola nella zona nord ulteriore addensamento spaziale è rappresentato da un «intervento di sostituzione e ripristino [che] ridisegna la strada e le due piazze esistenti e configura la prima porta di accesso al vecchio centro».

A commento di tale articolata narrazione spaziale un insieme di arredi e materiali eterogenei costituisce un supporto tattile-visivo che distingue funzioni e destinazioni. Elementi di acqua e di gioco, spazi a verde e per sostare, mattoni a vista, pavimentazioni in porfido, arredi urbani in pietra oltre a materiali industriali comuni evidenziano il carattere plurisfaccettato del progetto introducendo positive variazione espressive. Aspetto non secondario, infine, è la scelta di indirizzare l’intervento verso sistemi di risparmio energetico attraverso livelli differenziati che procedono dalla scala di quartiere – centralizzazione mediante impianti con soluzioni differenziate – al singolo alloggio passando per l’edificio – solarizzazione passiva ad esempio con l’introduzione di serre. Un uso responsabile della tecnologia, pertanto, a favore di un attento utilizzo delle fonti energetiche per fertilizzare nuove progettualità nelle sfide stringenti del mondo contemporaneo.