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1964 – Napoli, Casa multifamiliare a Posillipo

1964 – Napoli, Casa multifamiliare a Posillipo

Sorgono sulla collina di Posillipo, aperto alla fruizione paesaggistica del golfo di Napoli. Nel risemantizzare un vecchio casolare di famiglia, Massimo Pica Ciamarra, committente di se stesso, sperimenta il tema della casa declinandola in un complesso sfaccettato, poliedrico e al tempo stesso fortemente unitario. Punto di partenza dell’intervento è la preesistenza oramai depauperata nelle sue valenze espressive e sociali per l’aggressione di un crescita edilizia abnorme e incontrollata. Di essa, recuperando parzialmente le giaciture planimetriche, nella nuova costruzione si inglobano frammenti significativi: la torre dei colombi, alcuni ambienti voltati, parti di murature e soprattutto un grande albero di noce centenario che diviene il riferimento propulsore su cui si imposta tutto l’impianto.

Cardine spaziale è, infatti, una corte comune contenente l’essenza arborea attorno alla quale si distribuiscono le diverse abitazioni con accessi e affacci diretti. Luogo collettivo di riferimento stimolante l’incontro e il confronto, da essa si diramano tutti i percorsi di collegamento che irradiandosi verso il paesaggio secondo direttrici polidirezionate innervano le spazialità racchiuse delle case, otto in tutto risolte in due edifici più un altro, terrano, triangolare nell’impianto, dove originariamente era allocato lo studio dell’architetto successivamente trasferito in altre unità. Nell’assecondare la morfologia mossa del sito strutturandosi in un complesso su più livelli terrazzati degradanti sull’orizzonte marino e ancorati al suolo, si articolano su piante differenti: l’una con andamento allungato secondo un figura mistilinea con evidenti scarti obliqui, sporgenze e tagli; l’altra più compatta, idealmente un rettangolo, vivificata nell’alzato tridimensionale da un accentuato movimento stereometrico imperniato sulla preesistente torre dei colombi.

Accostati, quasi a toccarsi sul lato sud-est, i due fabbricati sono separati da uno “stretto” passaggio che orientandosi verso sud si prolunga in una scalinata continua di smistamento ai livelli più bassi e sul lato opposto confluisce in un percorso attraversante in obliquo il patio comune con conclusione nella strada carrabile di accesso alla proprietà. All’interno la configurazione spaziale delle case riverbera la trama dei camminamenti esterni valorizzandone, in continuità, la dimensione paesaggistica in fluenti percorrenze e canalizzazioni prospettiche “passanti” che ancor più esaltano l’organica relazione fra interno e contesto.

Grandi vetrate, a volte protette da brise-soleil garantiscono visuali sul paesaggio inondando di luce candida i diversi alloggi. Questi, quasi sempre con doppia visuale sulla corte e sul territorio, si organizzano sulla preminenza di uno spazio ingresso-soggiorno correlato a tutti gli altri ambienti – cucina connessa con il pranzo e le camere da letto in genere queste al livello superiore – attraverso un libero sistema di collegamenti «che costituiscono la spina dorsale delle case» giungendo a volte fino alle coperture piane praticabili punto di osservazione privilegiato.

Tridimensionalmente l’esito è un paesaggio architettonico multiforme e variegato: ora prolungato e disteso, come sui fronti est e sud, in volumi lavorati, tagliati, svuotati, giustapposti e comunque segnati dalle grandi aperture, ora raggrumato in anditi raccolti, in piccole logge, passaggi “segreti”. Oltre la fluida rete dei percorsi a reintegrare questa complessa narrazione, percepita più come un denso agglomerato urbano che come un singolo episodio architettonico, contribuiscono il colore dell’intonaco bianco della finitura esterna e l’omogeneità degli infissi, privi di tapparelle, montati a filo parere.