laboratorio di progettazione coordinata e integrata

2007/…. – Caserta, PUC – Piano Urbanistico Comunale

2007/…. – Caserta, PUC – Piano Urbanistico Comunale

TYPE urban planning/urban design
CLIENT Comune di Caserta
YEAR 2015
with L.Scacchetti; F.Natale (geol.); Fortea (agron.); R.Gerundo (VAS); Sonora (zonizz. acustica)

DESCRIPTION
Il Piano non è un sogno: condensa bisogni e desideri di una collettività in previsione del cambiamento che si avvera a partire da ciò che c’è -in potenza- e prende forma nello spazio fisico e in quello sociale incidendo su comportamenti, stili di vita, abitudini.
Caserta è una città densa di opportunità: le sue risorse naturali e antropiche la rendono attrattiva e speciale per chiunque si appresti a conoscerla, eppure l’appartenenza a questo territorio sconta l’onta di ferite inferte nel tempo le cui tracce sono sotto gli occhi di tutti, dovunque si volga lo sguardo.

Compito del Piano è far emergere le qualità visibili e quelle latenti, e metterle in relazione. Tra queste le più evidenti sono riferibili alla storia e alla cultura del territorio:
– La Reggia e il suo parco -inseriti e riconosciuti come parte di un disegno territoriale più ampio che comprende i siti reali di San Leucio e Carditello, la rete degli acquedotti, il bosco di San Silvestro- conquistano nuova dignità grazie all’inserimento in un più ampio disegno di luoghi e spazi pubblici che attraversano capillarmente la città. La dismissione e l’interramento dei binari ferroviari che separano l’emiciclo vanvitelliano dall’asse del viale Carlo III rende possibile il ripristino dell’originaria visione prospettica e la riqualificazione delle aree ad esso limitrofe.
– San Leucio e Vaccheria, anch’essi considerati dall’Unesco Patrimonio dell’umanità, lo sono ancor più per i casertani in quanto patrimonio di storia e cultura del lavoro. Ed è proprio in virtù di questa sua storia che il Piano deve fornire idee e strumenti per la valorizzazione e il rilancio di settori produttivi tradizionali che si possono arricchire di processi innovativi diversificando forme e modi della produzione e costituendosi come attrattori di eccellenza e cultura.
– Casertavecchia e i centri storici delle frazioni rappresentano i nuclei abitati originari -già interessati da Piani di recupero- e hanno necessità di essere letti come parte del paesaggio, ovvero in termini di reti, di connessioni che prendono forma nella rete di spazi pubblici per perseguire la qualità degli spazi di vita e dell’abitare.
– La “centuriatio” occupa la piana casertana tracciando una parte importante della sua storia, compone un ulteriore tassello di una stratificazione complessa che consente di rileggere il paesaggio attraverso un reticolo di verde conquistando valenza tridimensionale.

Tra le risorse culturali ci sono anche quelle potenziali che producono sviluppo attraverso l’istruzione e la ricerca.
La realizzazione del nuovo Policlinico incide sul baricentro cittadino creando opportunità di sviluppo per i quartieri che soffrono da sempre la separazione dal centro e dall’intorno a causa dei due tracciati ferroviari che li tagliano a nord e a sud.
Il Policlinico è un’opportunità di riqualificazione delle aree limitrofe, degli spazi pubblici fornendo l’occasione per il ripensamento dei quartieri di Tredici e San Benedetto e un potenziale di sviluppo per l’area PIP da convertire in centro di ricerca e per l’istruzione.

Caserta inoltre vanta una riserva di spazi pubblici esistenti e potenziali: la prevista acquisizione al Demanio comunale di parte rilevate delle caserme -presenti in aree urbane per lo più strategiche- offre un ampio spettro di possibilità d’uso a vantaggio dei “beni comuni” eliminando recinti e barriere fisiche.
Ancor più per aree come il Macrico si offre l’opportunità di restituire una parte vitale e strategica alla città massimizzando le superfici libere e permeabili, creando le regole per la sua concreta attuazione.

Il Piano punta a inquadrare tutti i processi di dismissione in atto verificando la reale potenzialità di conversione e valutando, anche attraverso il dibattito pubblico, le possibili alternative.
Buona parte di questi processi riguardano aree produttive che devono essere ripensate e riqualificate. La necessità del riuso, dettata dalla presenza sia di componenti di forte degrado ambientale (le cave) sia dall’occasione offerta dalla dismissione di manufatti edilizi rilevanti e localizzati in punti strategici (caserme, industrie, …), sottolinea la necessità che il Piano consideri l’esistente come risorsa da reinventare e momento centrale del dibattito sulla città. E’ sempre più chiaro e necessario oggi concentrarsi sulla riqualificazione delle aree più compromesse restituendo qualità agli spazi e alla vita delle persone evitando ulteriori consumi di suolo, ormai risorsa più rara.

Infine la rete della mobilità e quella ad essa correlata degli spazi pubblici che attraversa il centro urbano e le frazioni. Il Preliminare individua centralità esistenti raggruppandole -quando prossime- in “punti di condensazione sociale” (alta densità di attrezzature e spazi pubblici) e “aree di condensazione tematizzate” che coinvolgono anche potenziali future centralità: tutte queste strutturano e danno forma alla rete della mobilità alternativa, rendendo possibile la “città dei 5 minuti”.
Esaltare quindi le relazioni, fisiche, sociali, culturali nel territorio significa anche ragionare in termini di reti complesse in grado di interagire all’interno di più ampi sistemi territoriali, estendendo la rete dei servizi in maniera da proporre un’offerta di qualità differenziata e diffusa e nello stesso tempo rendere praticabili gli spazi di vita per gli abitanti favorendo processi di riqualificazione nel centro cittadino e nelle frazioni.
La mobilità è tema centrale: sia rispetto alla particolare struttura territoriale, sia per la crescente domanda di trasporto “alternativo”. Il sistema infrastrutturale ha necessità di acquisire un senso adeguato alle esigenze di una città “sostenibile” cioè vivibile, amichevole, accogliente, aperta a tutte le molteplici tipologie di utenti.
Si tratta di ripensare la rete anche in rapporto ai suoi nodi, aree di condensazione sociale, da valorizzare anche attraverso spazi di parcheggio, collegamenti ciclopedonali con sistemi di accelerazione “ecologici” creando maggiore vivibilità e sostanziale riduzione del traffico automobilistico.

La valenza “ecologica” del Piano sta nella sua possibilità di diventare flessibile, adattarsi al tempo e alle necessità della contemporaneità. Solo così è possibile il cambiamento, è possibile agire su porzioni di territorio, scegliere spazi più aperti a questa potenzialità individuando legami, relazioni a scale differenti: agendo sugli spazi comuni, sul connettivo urbano, individuando centralità, polarità attrattive o semplicemente riconoscibili a scala di quartiere.