laboratorio di progettazione coordinata e integrata

1964 – Bologna, un seme per la metropoli

1964 – Bologna, un seme per la metropoli

Concorso di idee bandito Comune di Bologna per la definizione dei caratteri tipologici della nuova scuola dell’obbligo è affrontato da Massimo Pica Ciamarra e Riccardo Dalisi con un progetto che vince il secondo premio. Non un edificio da realizzare in un’area individuata della città la richiesta, bensì uno schema di riferimento da declinare nella specificità dei luoghi scelti in un ipotetico futuro. Si potrebbe aggettivare un metaprogetto, atto a stabilire principi teorici e organizzazione spaziale di base sui quali fondare l’idea di una scuola alternativa in un momento di particolare tensione sociale nel quale si iniziano a mettere in discussione i modelli educativi fino ad allora perseguiti.

In quest’ottica il progetto si struttura sull’idea di pensare la scuola come luogo civico disponibile per la collettività e capace di generare, attraverso strutture architettoniche dalla forma aperta al divenire e all’ampliamento, eventuali sviluppi urbani strutturandoli su ciò che progettisti definiscono “linee forza”, direttrici spaziali su cui attestare la crescita. Funzionalmente ciò implica l’inserimento di attività che travalicano il mero ambito scolastico per costituirsi quali occasioni sociali di confronto allargato. Ecco quindi che oltre le aule, gli uffici, la biblioteca, la palestra ecc. si predispongono spazi per mostre, per laboratori artigianali, per vendita di prodotti, per un teatro ecc. Pertanto un’articolazione di molteplici funzioni disposte secondo parametri di flessibilità e mutevolezza all’interno di volumi allungati e sagomati in sporgenze e rientranze. Si genera così una struttura architettonica movimentata il cui cardine è una strada attrezzata estensibile per auspicabili accrescimenti.

Occupati da aule di diversa tipologia, i due livelli superiori si relazionano ad essa mediante gallerie di smistamento congiunte attraverso passerelle aeree che movimentano altresì la sua sezione. Al piano terra vi si affacciano gli spazi dedicati alle esposizione e ai laboratori definibili, un portico con parterre a verde, la biblioteca con le sale lettura. A questo nucleo base, generato pertanto dal percorso pedonale, si aggregano verso nord la palestra, connessa ad un campo all’aperto, e le aule speciali risolte in uno spazio rettangolare coperto da elementi modulari a piramide. La strada attrezzata è quindi il cuore pulsante dell’intero organismo segnandone, con il suo vuoto passante, la variegata stereometria dell’edificio e al tempo stesso arricchendone di nuovi valori, quali la partecipazione e il confronto, il significato. Strutturato su direzioni ortogonali, tridimensionalmente si genera un piccolo e denso ambiente urbano concepito come seme generatore «di inedite trasformazioni sociali, culturali e pedagogiche esprimendo funzioni formative ai tre livelli: individuo, comunità, società, in continuo rapporto dialettico».